Il rapporto aeroilluminante

giovedì 14 maggio 09 Lascia un commento

Per trasformare un sottotetto in una mansarda abitabile è necessario rispettare alcune caratteristiche di abitabilità: una di questa è il corretto rapporto aeroilluminante, ovvero il rapporto tra la superficie del pavimento e quella delle finestre.

Un corretto rapporto aeroilluminante è necessario per ottenere l'abitabilità

Un corretto rapporto aeroilluminante è necessario per ottenere l'abitabilità

Oltre all’altezza minima, è necessaria anche una corretta illuminazione e ventilazione degli ambienti, affinché la mansarda possa essere idonea ad accogliere persone al suo interno.

La normativa nazionale (Decreto Ministeriale 5 luglio 1975) stabilisce un Fattore Medio di Luce Diurna non inferiorie al 2% e una superficie apribile non inferiore a 1/8 della superficie calpestabile.

Entrambi i fattori determinano il rapporto aeroilluminante che deve assicurare due condizioni: luce e ricambio d’aria sufficiente all’interno dei locali.

Per ogni tipologia di abitazione il rapporto aeroilluminante (ovvero il rapporto tra la superficie del pavimento e quella della finestre) non deve essere inferiore a 1/8.

Anche in questo caso alcune leggi regionali sul recupero ad uso abitativo dei sottotetti hanno modificato la normativa nazionale:

  • Per le leggi regionali il rapporto aeroilluminante è calcolato in genere solo sulla parte di pavimento dove si supera l’altezza minima consentita (ad esempio in Emilia Romagna e in Veneto l’altezza minima è di 1,8 metri, in Lombardia di 1,5 metri);
  • In alcune regioni, ad esempio in Emilia Romagna e in Veneto, è previsto un rapporto aeroilluminante di 1/16, quindi più basso rispetto quello stabilito a livello nazionale. Il che significa che un locale di 40 metri quadrati dovrà avere una superficie vetrata minima di 2,5 metri quadrati.

Nonostante la normativa, che ricordiamo fissa i limiti minimi, numerosi studi hanno dimostrato che un fattore di luce diurna medio del 5% garantisce comfort visivo e risparmio energetico.

Per ottenere un fattore di luce diurna maggiore è indispensabile valutare l’orientamento della casa, il posizionamento delle finestre e la loro quantità.

Spesso, a parità di superficie finestrata, la quantità di luce varia moltissimo proprio in funzione della tipologia di finestra inserita.

Il fattore di luce diurna calcolato con tre diverse tipologie di finestre

Facciamo un esempio:
- area stanza 12,5 m²
- altezza soffitto 2,7m,
- area finestra/area stanza 1:8

Calcoliamo con un apposito software (leggi l’articolo sul VELUX Daylight Visualizer) il fattore di luce diurna con tre diverse tipologie di finestre: una finestra in verticale, un abbaino, una finestra per tetti

Ecco il risultato:

La finestra in verticale (foto in alto) e l’abbaino (foto al centro) non raggiungono il minimo richiesto dalla legge per quanto riguarda il Fattore di Luce Diurna. Pertanto la stanza non solo non è a norma, ma non è sicuramente nemmeno confortevole.

L’inserimento di una finestra per tetti (foto in basso) consente di raggiungere e addirittura di superare il minimo richiesto nonostante la superficie vetrata sia la medesima nei tre casi.

Ciò è possibile per due principali motivi:
- la finestra posta sul tetto riceve una maggiore quantità di luce
- l’imbotte interno permette una migliore e più profonda distribuzione della luce nella stanza

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